“Un arte del movimento/2”
Le collezioni cinematografiche del Centre Pompidour di Parigi

La rassegna presenterà film d'artista organizzati in una serie di appuntamenti suddivisi per area geografica, a seconda della storia locale in cui un determinato tipo di cinema ha preso forma. Questa volontà del curatore della rassegna si esprime nel desiderio di ritrovare la reale estensione della storia del cinema attraverso l'individuazione dei suoi limiti e dei suoi margini, così come avvenuto con l'expanded cinema che ha rivisitato lo spazio delle proiezioni a partire dal suo rovescio e dai suoi margini.
"Animare superfici, produrre casualità irreali, organizzare la trasformazione delle immagini in corpi e dei corpi in immagini, far comparire e scomparire figure… Esaminate sotto una luce sperimentale, cioè liberate dalla loro funzione di riflesso, le immagini del cinema, non fisse e lacunose, appaiono per quello che sono: determinazioni instabili che tendono non a riprodurre il reale, ma a trasformarlo."
Philippe-Alain Michaud
Questi film provengono dalla prestigiosa collezione del Centre Pompidou Musée national d'art moderne che possiede una collezione unica al mondo di più di mille film realizzati da artisti, visivi e non, dall'inizio del Novecento a oggi. Questa collezione rappresenta un insieme eccezionale di film che hanno segnato il corso della storia delle arti e dei diversi movimenti artistici e comprende sia film che installazioni.
Il Centre Pompidou di Parigi
Il Centre national d'art et de culture Georges Pompidou è nato dalla volontà del presidente Georges Pompidou di creare nel cuore di Parigi un centro culturale originale interamente dedicato alla creazione moderna e contempornea in cui le arti plastiche e visive potessero stare accanto alla musica, il cinema, i libri…
Fedele alla sua vocazione interdisciplinare, il Centre Pompidou organizza e presenta nella sua sede esposizioni e manifestazioni – cicli di cinema di finzione e di documentari, conferenze e dibattiti, concerti, spettacoli di danza – di cui un gran de numero circola in seguito sia in Francia che all'estero.
Il Centro
Questa importante iniziativa darà occasione al pubblico di vedere filmati unici nel loro genere ed in alcuni casi saranno proiettati film sino ad ora mai presentati.
Primo appuntamento
Martedì 30 ottobre 2007
Quimeira (Brasile/2004) di Tunga, Erick Rocha (
Nella mitologia greca, la chimera è una bestia composta da parti di diversi animali: leone, capra, serpente…Quimeira, una sorta di remake de Un Chien andalou fin dalla sua realizzazione (al connubio tra Luis Buñuel e Salvador Dalì corrisponde quella tra Eric Rocha, cineasta figlio di Glauber Rocha, e di Tunga, uno degli artisti brasiliani più importanti della scena internazionale), si costruisce intorno a un tema sacrificale, la metamorfosi dell'uomo in gatto e del gatto in uomo. Ma anche il film, tra proposta plastica e cinema fantastico, è una chimera nel senso formale del termine, il cui statuto resta deliberatamente indefinibile.
Limite (Brasile/1930) di Mario Peixoto (
Secondo appuntamento
Giovedì 29 novembre
Dopo lo scandalo provocato dal primo film Flaming Creatures, «ho passato l'estate in campagna – dice Jack Smith – a realizzare un film meraviglioso in rosa e verde che incarnerà senza dubbio la quintessenza del kitsch. Tutti i personaggi indossano abiti da sera rosa, fanno smancerie e fissano l'obiettivo». Cineasta, ma anche fotografo, performer e artista visivo, Jack Smith è uno degli artisti underground newyorkesi più influenti degli anni'70: lascerà il suo segno soprattutto sull'estetica della Factory (in Normal Love lo stesso Warhol appare). Nei suoi film, cerca di rimettere in scena, in una versione camp e mascherata, la mitologia delle serie B Hollywoodiane (la donna ragno, la donna cobra, la mummia…) che l'artista mescola con citazioni pittoriche (Watteau o Veronese). Jack Smith continuava a rimontare il suo film anche durante le proiezioni: questa versione è stata ricostituita da Jerry Tartaglia a partire dagli appunti inviati dal musicista Tony Conrad per la realizzazione della colonna sonora.
Terzo appuntamento
Giovedì 13 dicembre 2007
*West Coast
Yantra (USA/1950-1957) di James Whitney (
James Whitney, con suo fratello John, è uno dei rappresentanti più eminenti della Scuola della musica visuale del dopoguerra. Yantra, che deve il suo titolo al mulino da preghiera della tradizione buddista destinato a favorire la meditazione e le visioni interiori, è stato realizzato in bianco e nero a partire da carte perforate per mezzo di un ago e secondo un principio di composizione circolare, poi ripreso attraverso un bromografo per produrre effetti di lampeggiamento e di colorazione.
Allures (USA/1963) di Jordan Belson (
Jordan Belson, cineasta del Nord della California, ha prodotto un'opera breve e singolare su temi visivi cosmologici. Del resto, ha lavorato per un certo periodo per gli studios come realizzatore di effetti speciali nei film di fantascienza. «Penso ad Allures – dice Belson – come alla combinazione di strutture molecolari e di eventi astronomici fusi a dei fenomeni soggettivi e incoscienti che si sviluppano simultaneamente. L'inizio del film è quasi del tutto sensuale mentre la fine può essere considerata immateriale. Sembra in qualche modo procedere dalla materia allo spirituale. Allures è stato il primo film ad aprire realmente lo spazio. […] Allures sembrava essere al di là dello spazio, fuori dallo spazio terrestre».
Castro Street (USA/1966) di Bruce Baillie (
Fondatore della Canyon Cinema, prima sala di proiezione e poi cooperativa di distribuzione che avrebbe giocato un ruolo essenziale nella scena sperimentale di San Francisco, Bruce Baillie, soprannominato “il maestro zen” del cinema d'avanguardia americano, ha realizzato il nucleo della sua opera tra il 1960 e il 1970. Castro Street è una lunga carrellata realizzata in un unico piano sequenza lungo il binario che costeggia la raffineria Standard Oil di Richmond, come l'unico tratto di pennello della tradizione cinese, in cui i suoni e i colori si mischiano in un intreccio complesso di cui la rete dei binari diventa metafora.
New York Portrait I (USA/1978) di Peter Hutton (
L'opera di Peter Hutton, iniziata nei primi anni '70, è costituita principalmente da ritratti di città, girati in bianco e nero, con piani fissi e muti divisi da neri. I suoi film si riferiscono esplicitamente alla storia della fotografia (Stieglitz, Steichen…). Ma il lavoro di Peter Hutton non si può ridurre soltanto alle sue fonti fotografiche: i piani fissi sono sempre attraversati da un movimento, talora impercettibile. Sono concepiti come degli haiku destinati a cogliere l'istante pregnante che si rivela allo spettatore solo al prezzo di una concentrazione assoluta.
Variations (USA/1992-1998) di Nathaniel Dorsky (
Dorsky concepisce il cinema come un'esperienza contemplativa. A partire dagli anni '60, l'artista costruisce un'opera rara e delicata, in completa indipendenza e di lunga durata (la realizzazione di un film di qualche minuto può richiedergli vent'anni). I suoi film, la maggior parte fatti per essere proiettati a 18 fotogrammi al secondo, sono di conseguenza muti. Rallentando la velocità di proiezione, Dorsky cerca di mantenere l'immagine alla soglia dello scintillio, che è anch'esso proprio dell'illusione cinematografica. «È la relazione diretta tra la luce e lo spettatore che mi interessa. Lo schermo cambia costantemente le sue proprietà: come finestra, si trasforma in campo di energia fluttuante e in semplice fascio di luce proiettato su un muro. Il silenzio permette a queste transizioni, che sono insieme poetiche e scultoree, di svilupparsi».
*Love Stories
Psyche (USA/1947) di Gregory Markopoulos (
Gregory Markopoulos (1928-1992) è uno dei pionieri del New American Cinema (la seconda avanguardia americana apparsa nel dopoguerra). Attingendo i suoi temi di ispirazione dalla mitologia greca, Markopoulos parte da un cinema narrativo sotto l'influenza post-surrealista (di cui fa parte Psyche) per procedere poi verso opere più formali in cui privilegia il “montaggio in macchina” e l'uso di piani molto brevi che generano una plasticità unica nel suo genere.
Un chant d'amour (Francia/1949) di Jean Genet (
Un chant d'amour, il solo film realizzato da Jean Genet, usa come scena una casa circondariale, stabilendo uno spazio immaginario in cui si alternano fantasia e realtà. In questo spazio la cellula funziona come un equivalente della cornice e il montaggio come potere di sublimazione capace di riunire ciò che è separato.
Sleepy Heaven (Germania/1993) di Mathias Muller (
In Sleepy Heaven, infine, Mathias Muller, apparso sulla scena sperimentale tedesca all'inizio degli anni '80, lavorando con pellicola già impressionata (found footage), utilizza le tecniche di sviluppo e di stampa per riprodurre le procedure della memoria e costruisce una rappresentazione insieme fantasmatica e fiammeggiante dell'immaginario gay.
*Actions
Identifications (Germania/1970) di Gerry Schum ( 18' )
Nel 1970 a Berlino, prendendo atto dell'isolamento politico ed economico della città e della difficoltà di riunire sia il pubblico che le opere, Gerry Schum immagina una «galleria teletrasmessa» nella quale presentare una serie di opere effimere realizzate da artisti del movimento concettuale: Alighiero Boetti, Gilbert e George, Joseph Beuys, Amish Fulton.
Eurasienstab (Germania/1968) di Joseph Beuys ( 20' )
L'azione, nata nella sfera di influenza del movimento Fluxus, forma il nucleo del linguaggio artistico di Beuys. Nel 1968, Beuys realizza ad Anversa Eurasienstab (il « bastone» eurasiatico), una performance dalle risonanze cosmologiche, sciamaniche e politiche per la macchina da presa, su una musica di Hennig Christiansen
O Tannenbaum & Mama und Papa (Austria/1964) di Kurt Kren ( 3' ) & (Austria/1964) di Kurt Kren ( 4' )
Realizzati a partire da un'azione di Otto Muehl. I film più conosciuti di Kurt Kren sono quelli girati nel contesto dell'azionismo degli anni '60. Cercando di decostruire la rappresentazione (attraverso immagini messe fuori inquadratura o fuori fuoco oppure attraverso un montaggio estremamente rapido), i film entrano in un rapporto empatico con le performance distruttrici e trasgressive di Otto Muehl e di Gunter Brus che forniscono loro la materia prima.
Anthropométries (Francia/1960) di Yves Klein ( 3' )
Sotto la direzione di Klein, modelli nudi lasciano la loro impronta su una tela immacolata al suono di una sinfonia monotona.
Solitrac (Francia/1968) di Gina Pane ( 8' )
In questa performance che precede le sue celebri azioni corporee autodistruttrici degli anni '70, Gina Pane mette in scena l'angoscia di una donna che prende bruscamente coscienza della propria solitudine. L'azione è stata concepita per la realizzazione del film, quindi è ben più significante della sua semplice registrazione.
Quarto appuntamento
Giovedì 29 gennaio
Exploding Plastic Inevitable è una performance musicale, teatrale e cinematografica prodotta da Andy Warhol e realizzata da Gérard Malanga e Paul Morissey al St. Mark's Place Theater di New York. Il film è stato girato in quella occasione. Le immagini in bianco e nero o a colori, le sovraimpressioni, i giochi di colorazione sul negativo, l'uso di loop aderiscono al ritmo sincopato della musica dei Velvet Underground e restituiscono con precisione l'intensità e l'energia dell'evento.
Le Révélateur (Francia/1968) di Philippe Garrel ( 62' )
Alla fine degli anni '60, nella sfera delle mitiche ed effimere produzioni Zanzibar, nasce in Francia una vera e propria cultura cinematografica underground. Girato vicino a Monaco poco dopo il maggio del 1968 e finanziato dalla Zanzibar, Le Révélateur , interpretato da Bernadette Laffont, Laurent Terzieff e Stanislas Robiolles, traccia il percorso di iniziazione di Stanislas, un bambino di cinque anni. Lui è il Rivelatore che, dopo la scomparsa dei genitori, vaga da solo per realizzare la sua missione divina. Philippe Garrel: «Quando giravamo Le Révélateur in Germania, ogni volta che preparavamo una scena arrivava la polizia. La cosa in sé del resto non mi disturbava, ero in Germania anche per questo: girare vicino a un campo militare, per avere l'impressione che si fosse molto oppressi».
Quinto appuntamento
Giovedì 28 febbraio
Linoleum (USA/1966) di Robert Rauschenberg ( 13' )
In questa allegoria della guerra del Vietnam, il ballerino Steve Paxton vaga sulla scena, disteso su una sorta di carretto ricoperto da una rete da pollaio, in compagnia di polli vivi mentre lui sta mangiando del pollo fritto. La coreografa Trisha Brown è sprofondata in una sedia mentre Bob Rauschenberg e Alex Hay spargono pasta scotta su tutta la superficie del palco. La ricomposizione filmica della performance immaginata da Rauschenberg da un lato evoca le “combine” e il superamento delle distinzioni classiche tra i differenti media, dall'altro annuncia il cinema della generazione detta “post-minimalista” che ha fatto del film un luogo di passaggio e di incontro tra le differenti discipline, oltre che un mezzo per attivarne le proprietà sotto una forma de-specificata.
Mirror (USA/1969) di Robert Morris ( 8' )
Lo scultore Robert Morris vaga in un paesaggio di campagna portando uno specchio, alla maniera del sofista che, secondo Platone, è capace di riprodurre qualunque oggetto dell'universo sensibile.
Hand Catching Lead (USA/1968) di Richard Serra ( 3' )
Richard Serra presenta le sue prime Hand Film Series nel 1968 al Whitney Museum di New York, in occasione dell'esposizione “Anti-Illusion: Procedures/Materials”. In Hand Catching Lead , la mano dello scultore Richard Serra, mimando l'apertura e la chiusura dell'otturatore, un'allegoria del movimento meccanico della pellicola nel proiettore, cerca di afferrare delle foglie di piombo lanciate in campo dal musicista Philip Glass.
Hand Lead Fulcrum (USA/1968) di Richard Serra ( 2' )
Hand Lead Fulcrum è una messa in scena del quadro cinematografico. La mano di Serra tiene una lastra di piombo in orizzontale e la piega progressivamente fino a toccare la parte bassa dell'immagine.
Dance or Exercise on the Perimeter of a Square (USA/1968) di Bruce Nauman ( 8' )
Alla fine degli anni '60 Bruce Nauman reinventa la pratica artistica a partire dalla semplice presenza del corpo dell'artista nell'atelier. In questo primo “Studio Film”, Nauman si muove meccanicamente su un tracciato coreografico dipinto sul pavimento dell'atelier, torna indietro, sparisce temporaneamente dall'immagine mentre il suo corpo viene tagliato dalla cornice.
Pulling Mouth (USA/1969) di Bruce Nauman ( 10' )
Questo film fa parte della serie degli SloMo Films, per la composizione dei quali l'artista ha affittato una cinepresa industriale destinata alla realizzazione di primissimi piani e di “ralenti” accentuati. La durata reale della ripresa, realizzata a una velocità compresa tra 1000 e 4000 immagini al secondo, va da 4 a 6 secondi; nella proiezione le immagini durano 10 minuti. Il cambiamento è così lento che non si percepisce mentre avviene ma solo successivamente.
Three Relationship Studies (USA/1970) di Vito Acconci ( 17' )
Seguendo l'esempio di Bruce Nauman, Vito Acconci sviluppa la sua opera video a partire dall'esplorazione performativa del suo corpo e delle sue caratteristiche. In Three Relationship Studies , Acconci mette in scena l'interazione dialettica, conflittuale, tra il suo corpo e i limiti della cornice nella quale questo appare.
Rose Hobart (USA/1937) di Joseph Cornell ( 17' )
Da una copia di East of Borneo di George Melford trovata in un mercatino del New Jersey, Joseph Cornell ha tagliato le sequenze dell'attrice, Rose Hobart, e ha prodotto un rimontaggio del film d'origine del quale accentua le risonanze oniriche ed erotiche seguendo lo stesso spirito delle sue scatole e dei suoi collage surrealisti.
Bob (USA/1973) di Chuck Close ( 10' )
Come nella sua pittura e nei suoi disegni, l'unico film realizzato da Chuck Close ha per soggetto la foto d'identità. Una serie di carrellate passano su un viso inquadrato da molto vicino come uno scanner, annullando ogni segno di espressività.
Grand littoral (Francia/2003) di Valérie Jouve ( 20' )
Valérie Jouve è una fotografa. Grand littoral , realizzato in 35mm, è il suo primo film. Nella periferia di Marsiglia, tra natura e urbanizzazione, alcuni personaggi camminano, si fermano e si incrociano senza parlare, creando composizioni sempre più complesse che appaiono come un prolungamento del movimento e della durata del lavoro che lei compie sul ritratto fotografico.
Sesto appuntamento
Giovedì 27 marzo
Identifications (Germania/1970) di Gerry Schum ( 18' )
Nel 1970 a Berlino, prendendo atto dell'isolamento politico ed economico della città e della difficoltà di riunire sia il pubblico che le opere, Gerry Schum immagina una «galleria teletrasmessa» nella quale presentare una serie di opere effimere realizzate da artisti del movimento concettuale: Alighiero Boetti, Gilbert e George, Joseph Beuys, Amish Fulton.
Eurasienstab (Germania/1968) di Joseph Beuys ( 20' )
L'azione, nata nella sfera di influenza del movimento Fluxus, forma il nucleo del linguaggio artistico di Beuys. Nel 1968, Beuys realizza ad Anversa Eurasienstab (il « bastone» eurasiatico), una performance dalle risonanze cosmologiche, sciamaniche e politiche per la macchina da presa, su una musica di Hennig Christiansen.
O Tannenbaum (Austria/1964) di Kurt Kren ( 3' )
Mama und Papa (Austria/1964) di Kurt Kren ( 4' )
Realizzati a partire da un'azione di Otto Muehl. I film più conosciuti di Kurt Kren sono quelli girati nel contesto dell'azionismo degli anni '60. Cercando di decostruire la rappresentazione (attraverso immagini messe fuori inquadratura o fuori fuoco oppure attraverso un montaggio estremamente rapido), i film entrano in un rapporto empatico con le performance distruttrici e trasgressive di Otto Muehl e di Gunter Brus che forniscono loro la materia prima.
Anthropométries (Francia/1960) di Yves Klein ( 3' )
Sotto la direzione di Klein, modelli nudi lasciano la loro impronta su una tela immacolata al suono di una sinfonia monotona.
Solitrac (Francia/1968) di Gina Pane ( 8' )
In questa performance che precede le sue celebri azioni corporee autodistruttrici degli anni '70, Gina Pane mette in scena l'angoscia di una donna che prende bruscamente coscienza della propria solitudine. L'azione è stata concepita per la realizzazione del film, quindi è ben più significante della sua semplice registrazione.
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