“Tumaini Nyumba”

Casa della Speranza

a cura di Alice Sieli

A cura di

Alice  Sieli

 

Riprese di

Antonella Bianco

Carmelinda Fiumara

 

Montaggio di

Carmelinda Fiumara

 

Supervisione di

Giangiacomo De Stefano

In collaborazione con

Centro per la comunicazione e l'audiovisivo La Palazzina

Istituto di Santa Teresa del Bambino Gesù di Imola

 

ITALIA, 2007

Durata 30'

 In Kenya da oltre quarat'anni per migliorare la vita e debellare la povertà

Nel 1967 l'Africa aveva i colori di una immensa savana popolata da animali, fonte di cibo e vestiti per gli indigeni che vivevano in capanne fatte di paglia.

Videro questo le Piccole Suore di Santa Teresa del Bambino Gesù di Imola, quando per la prima volta arrivarono, dopo 14 giorni di viaggio tra terra e mare da Venezia a Mombasa, sino all'equatore, nella regione Meru, cuore del Kenya.

Nel tempo gli animali sono stati in gran parte sterminati dai bracconieri o rinchiusi in riserve naturali e le capanne di paglia sono divenute baracche di legno, ma le Sister (come le chiamano in Africa) sono riuscite a costruire pietra dopo pietra, varie missioni nella regione, che resta alle appendici del monte Kenya (5000 metri).

La popolazione del Kenya continua a crescere a ritmi elevati: nel giro di vent'anni è pressoché raddoppiata (31.138.735 abitanti) e molto alta è la quota dei giovani con meno di quindici anni.

Nel Meru si ritiene che il 38% della gente sia sieropositiva o malata di AIDS. Il 90% dei casi accertati riguarda le persone tra i 15 e i 44 anni, che corrisponde poi all'età media africana. Numerosi sono anche i casi di TBC e malaria, ma la vera piaga sono i 11.833.000 abitanti malati di AIDS o con HIV, di cui migliaia sono bambini.

Le suore in oltre 40 anni di attività in questa zona hanno fondato 3 missioni a Kiirua, Timau, Machaka e il 25 Marzo 2007 hanno inaugurato anche la quarta: “La Casa della Speranza” alla cui festa hanno partecipato anche il Vescovo di Imola e la First Lady Keniota, oltre a centinaia di persone.

 

Missione di Elemantaita

 

Dal luglio 2006 sono finiti i lavori per la realizzazione della nuova missione.

“La Casa della Speranza” è' una struttura destinata ad accogliere bambini orfani, sieropositivi o già malati di AIDS.

Costo previsto dell'opera a inizio progetto 775.000,00 euro cioè 54.250.000 Ksh. Per dare un paragone di quanto questa cifra, che appare già enorme per noi italiani, sia ancora più esorbitante in Africa, si consideri che lo stipendio medio di un operaio africano che ha lavorato per la costruzione di questa casa è stato di 1 euro e 50 centesimi al giorno, che è un signor stipendio se paragonato alla media degli altri di circa 80 centesimi al giorno…

“La Casa della Speranza” (Nyumba y Tumaini in Swahili), è un progetto ambizioso ma necessario per poter porre un piccolo argine contro questa piaga che in Kenya colpisce il 38% della popolazione, che sono circa 11.833.000 persone, di cui migliaia sono bambini. Il 90% dei casi accertati riguarda la popolazione tra i 15 e i 44 anni, che corrisponde poi all'età media africana. Numerosi sono anche i casi di TBC e malaria.

Questo scenario sconvolge ma ancor più sconvolgente è la forza di volontà che occorre per poter affrontare questa sfida e che non è certo mancata alle “Little Sister”. Dopo 4 anni, mattone dopo mattone, hanno superato avversità burocratiche e “logistiche” e sono riuscite a raccogliere abbastanza fondi per poter costruire una struttura capace di ospitare fino a 300 bambini, a cui poter portare le cure necessarie per le loro malattia con strutture adeguate e pulite (cosa fondamentale per poter convivere con l'AIDS, ma che in Kenya risulta praticamente impossibile ovunque).

Questi bambini imparano anche a convivere con la loro malattia, e a non viverla come una piaga ma come una realtà di cui devono tenere conto e imparare a gestire con i dovuti accorgimenti. Imparano che nonostante la loro malattia sono ancora esseri umani, bambini che possono e devono divertirsi come tutti quelli della loro età. A Luglio le bambine ospitate erano 12; Oggi sono diventate 39.

Le risorse per mantenere il progetto rappresentano adesso la sfida più ardua e impegnativa. Il costo delle medicine è proibitivo persino in Italia (benché qui siano date gratuitamente a chi è sieropositivo) e il mantenimento delle bambine più gravi che devono essere portate in ospedale, è un'altra spesa che incide fortemente perché l'ospedale più vicino è governativo e ha tariffe elevatissime.

 

Tanto è stato fatto ma tanto resta ancora da fare; purtroppo i nostri mezzi possono solo aiutare “i più poveri tra i poveri” come dice sempre Suor Maria Pia coordinatrice dei progetti e che da 40 anni vive in Africa.

Come ci chiedono aiuto? Con queste parole: “Le nostre forze non bastano, abbiamo bisogno di tanto aiuto e non ci vergogniamo a chiederlo…, la vergogna sta nel non far nulla. Abbiamo tanta fiducia nelle persone, nel loro amore e nella loro coscienza. La nostra fede, il nostro amore e la nostra testardaggine non bastano a realizzare questo progetto che urge e che, anche se apparentemente piccolo può alimentare la speranza di tante persone”.

Sicuramente non saremo noi a vedere l'alba di un nuovo giorno per l'Africa ma potremo esserne almeno i complici.

 

Per  non lasciare sole queste “suorine” e questa gente che vive ogni giorno le piaghe della povertà, non servono miracoli ma solo ricordare che anche le gocce d'acqua consumano le pietre.

 

 

Chi fosse interessato a sostenere questo progetto può rivolgersi a:

 

Istituto delle Piccole Suore del Bambino Gesù di Imola

Via Emilia, 233 – Imola (BO)

Tel. 0542-23254